2020 | CORPI

Quante volte durante la pandemia ci siamo messi intorno al tavolo con i bambini per disegnare o semplicemente scarabocchiare?
I più grandi raffiguravano la casa, gli adulti, la scuola chiusa, gli oggetti, qualcuno anche dei sogni, o ricopiavano i fumetti. I più piccini provavano a scrivere frasi e lettere, ed erano sgorbi, scarabocchi, ghirigori colorati, viluppi di segni. Qualcuno succhiava la matita come fosse un biberon, a volte c’era il lancio dei pennarelli.
In quei giorni sentivamo il bisogno di manifestare il nostro corpo, di farlo incontrare con quello degli altri nella lontananza forzata.
Per questo quando abbiamo pensato di ritrovarci a Novara con la 3. edizione di Scarabocchi, il titolo c’era già: Corpi. Il corpo dei bambini e dei genitori, il corpo degli illustratori e degli artisti, il corpo della città e quello dei suoi spazi aperti.

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2019 | SCARABOCCHI E ANIMALI

La stessa parola, “scarabocchio”, contiene in sé tracce animali: il linguista Giacomo Devoto vi vede l’incrocio tra escharbot, “scarafaggio”, e scarabèo, per via della forma che hanno di solito gli scarabocchi, ovvero l’impronta di uno scarabeo. Anche per questo, il filo rosso che unisce gli appuntamenti della seconda edizione del festival è proprio l’indagine sui movimenti “animali” degli scarabocchi e le forme bizzarre che creano.

 

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Qualche scatto della seconda edizione

2018 | SCARABOCCHI

Cosa sono esattamente gli scarabocchi? Il ponte che unisce disegno infantile e scrittura adulta? Casuale e malfatto, lo scarabocchio sfugge al controllo della mente, è un atto involontario che produce una forma distratta, chiave d’accesso al mondo interiore del bambino che l’ha prodotta ma anche dell’adulto che ha tracciato dei segni sul foglio, magari sovrappensiero, mentre è intento in altro. Lo scarabocchio è un filo ingarbugliato che unisce e ricorda ai grandi la propria età bambina.

Alcune immagini della prima edizione!